giovedì 12 dicembre 2013

Venere in Pelliccia e deliri cinematografici del caso

Purtroppo, ho la brutta abitudine di andare al cinema senza avere la più pallida idea di cosa parli il film che mi accingo a vedere. E, generalmente, la cosa mi piace un sacco, perché sono una grande fan dell'"effetto sorpresa".

L'altro giorno, però, ho avuto la fortuna/sfortuna di imbattermi in Venere in Pelliccia, ultimo film di Polanski, pensando, a cuor leggero, di andare a vedere una commediola light.



La trama sembra la cosa più semplice del mondo, a prima vista. 
La scena si apre su uno scrittore sceneggiatore adattatore teatrale, che, avendo riscritto e modernizzato il romanzo che dà il nome al film, "Venere in Pelliccia" di Leopold von Sacher-Masoch, è in cerca di un'attrice che ne interpreti la protagonista femminile.
Le ricerche non danno buoni frutti, fino a quando, proprio dopo la fine delle audizioni, non si presenta una certa Wanda, omonima della protagonista del romanzo, vestita tutta in pelle e tacchi a spillo, che implorando, alla fine convince il nostro caro scrittore, ehm, adattatore a provinarla.

E fin qui tutto tranquillo. Anzi, quasi quasi mi stava calando la palpebra, dopo l'ennesima giornata di ordinaria follia.

Ma, man mano che il film si sviluppa, cresce esponenzialmente il grado di complessità della storia. Da un banale "okay-recitiamo-qualche-pagina-del-copione", "Venere in Pelliccia" si trasforma prima in un divertente gioco di "scatole cinesi", in cui la metaletteratura interseca sia il metateatro che il metacinema (e già qua il mio cervello si era svegliato dal torpore per cercare piani di lettura comuni, simbologie opposte e affini), poi in vero e proprio delirio cinematografico sull'amore e la sottomissione dell'amante.
Infatti i nostri due personaggi, tra una battuta e l'altra, si accusano vicendevolmente di identificarsi troppo nel romanzo, interrogandosi, inoltre sui significati simbolici: "è solo una schifezza sadomaso?"; "si ritrovano tematiche psicologiche e di lotta sociale, o la storia non è che il racconto di una morbosa storia d'amore?" "la donna è realmente posta in posizione di dominatrice o continua ad essere, ancora una volta, sottomessa?"; "Il personaggio di Wanda vale in sé o solo come incarnazione di Venere"?

Il film riprende l'impianto narrativo del romanzo a cui si ispira - già molto complesso di suo - ricamandoci ulteriormente sopra: ne stravolge il finale e il messaggio dell'opera originaria  mascherando, tra l'altro, l'identità di Wanda-personaggio-del-film. A fine proiezione, infatti, questo personaggio risulta completamente avvolto nel mistero e tuttavia ugualmente soggiogante e sottomettente. Che sia stata veramente un'incarnazione di Afrodite, che si vendica su un uomo che si propone di fare a meno di lei?



Se c'è un consiglio che mi sento di darvi, è "aspettatevi di tutto": battute che strappano un sorriso, altre che fanno inorridire, altre ancora piuttosto allusive; ma, soprattutto, vi assicuro che una volta usciti dal cinema starete per un tempo indeterminato a fissare il vuoto con un'espressione a metà tra il coma vegetativo, lo scandalizzato-spaventato e la scettica perplessità.

Venere in Pelliccia è un chiarissimo esempio di come, qualche volta, con un niente (due attori e una buona sceneggiatura) si possa dire tutto.


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1 commento:

  1. Secondo te dove sta il confine fra l'opera teatrale e quella cinematografica? Non ho visto questo film ma ho visto Carnage dove i protagonisti svolgono la storia in un interno per la durata di un pomeriggio, Il regista ha racchiuso il tutto in un'oretta e mezza di film. Quel film è fatto benissimo ma per me è stato insopportabile perché non ho capito che senso avesse portare l'opera sullo schermo. Non sto prendendo una posizione e vorrei capire che ne pensi e poi, alla fine, ti è piaciuto o no? Voto?

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