martedì 29 ottobre 2013

Ruby Sparks o il moderno Prometeo

Voi lo sapete quanto io sia spietata e iperselettiva riguardo ai film banali. Quando si parla di storie d'amore, poi.
Ma sotto sotto ho il cuore tenero, e quando trovo un film che vince la mia prevenzione iniziale, mi sciolgo come un cioccolatino!

Ruby Sparks l'ho visto ieri sera, come al solito sul divano, racchiusa tra quelle quattro mura di casa, che, di film belli, ne hanno visti tanti.

È la storia di uno scrittore un po' sociopatico, Calvin, in cerca dell'idea geniale che permetta al suo secondo libro di aver altrettanto successo del primo. Ispirato da un sogno, scrive di una ragazza, Ruby Sparks, appunto, e della sua storia d'amore tra lei e un altro ragazzo, che si chiama, non a caso, Calvin.
Il nostro caro scrittore complessato comincia a scrivere, scrivere, scrivere. Al suo psicologo racconta "mi sa che mi sto innamorando di questa ragazza... ed è solo un prodotto della mia immaginazione!"



Ma improvvisamente, colpo di scena: una sera, prima di portare fuori il suo cane, Calvin si ritrova una tipa in casa, che dice di chiamarsi Ruby e di essere la sua ragazza. Incredulo, si rifugia sotto la scrivania e chiama suo fratello: "Ti dico che lei è giù, nella mia cucina, e sarà finta quanto vuoi, ma sta cucinando da mangiare con del cibo vero!".
Il fratello gli consiglia di uscire con qualcuno, insomma, non è certo normale "quando uno vede e sente delle cose".


Ma io ve l'avevo detto che Calvin era un po' sociopatico, no? Infatti non ha nemmeno un amico. 
Disperato, gli viene in mente il numero che una super-cessa le aveva dato a una sua conferenza, e fissa con lei un appuntamento.
Ruby lo segue di soppiatto, e dopo un po' chiede indispettita alla suddetta cessa cosa ci stia facendo col suo fidanzato.
Calvin va in confusione: se altre persone vedono Ruby, lei è vera... e anche molto arrabbiata.
Dopo essersi beccato un bicchiere d'acqua in faccia e ripetute "borsate", tuttavia, i due si riappacificano.
Che la storia d'amore cominci.


Anche se, devo ammetterlo, rileggendo la trama sembra veramente un filmetto da ragazzine, fermiamoci un attimo a rifletterci su.
Il tema presentato, ovvero quello di un uomo che, per qualche motivo, diventa capace di creare la vita dal nulla, è vecchio quanto la barba di Mosè, ed è stato ripreso e reinterpretato da generazioni di artisti e romanzieri. Uno a caso? Frankenstein, di Mary Shelley
Okay, il genere è diverso, la storia è diversa, le atmosfere sono diverse, i secoli sono diversi, ma il tema della "creazione" è ricorrente. 
Almeno per come la vede il mio cervellino da liceale, si tratta di un'indagine del limite delle capacità dell'uomo: fino a quanto questi può "giocare" a fare Dio? La risposta è "fino ad un certo punto, perché alla fine di Frankenstein creatore e "creato" muoiono, e alla fine di questo film... beh, non ve lo dico!


Insomma, è una bella rivisitazione di un tema tradizionale, originale e piacevole da guardare.

Anche per quanto riguarda la regia, il duo Dayton-Faris, autori di Little Miss Sunshine ("recensito" in questo blog anni fa!), sa il fatto suo, e in effetti ci regala scene dalla ineccepibile struttura geometrica e dal notevole uso del focus e della bassa profondità di campo.

Se lo avete visto, o avete intenzione di vederlo, lasciate un commento con opinioni e pareri! :)


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Postilla: le immagini usate in questo post non mi appartengono.
In caso di problemi contattatemi via email e non esiterò a toglierle.

1 commento:

  1. Mi hai fatto venir voglia di vederlo! grazie mille!!

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