martedì 1 ottobre 2013

Gattaca – ovvero, Homo faber fortunae suae

Dopo più di una -noiosa- settimana di silenzio, rieccomi finalmente qua.
L'unica cosa veramente interessante che mi è capitata durante questi Lazy Mondays, Tuesdays e così via, è stata vedere Django Unchained, film su cui mi sembrava un po' fuori luogo scrivere, dato che è uscito l'anno scorso. Non sarebbe stato un po' come arrivare dopo la banda? Scrivere di film "vintage" sì, ma del film che fa tanto "moda dell'anno scorso", anche no.

Infatti, ho finalmente trovato qualcosa su cui posare il mio occhio da ignorante sapientona.

Oggi vi parlo di Gattaca  la porta dell'Universo: dopo mesi e mesi che mi ripetevo di vederlo, mi sono infatti finalmente decisa a fare il grande passo.



Ci troviamo in un mondo fantascientifico e distopico, in cui gli uomini si dividono in nati "naturalmente" e in "progettati" geneticamente in modo da eliminare rischi di malattie varie o propensioni alla violenza o criminalità; un mondo in cui la discriminazione, invece che in base al colore della pelle o alla ricchezza, è diventata una questione di genetica.
Su questo sfondo, che strizza l'occhio al caro vecchio Aldous Huxley e al suo Brave New World (letto proprio quest'estate!) il nostro protagonista, Vincent Freeman, decide di ribellarsi all'ordine costituito per inseguire il suo sogno di fare l'astronauta, facendo a scambio d'identità con un ragazzo "con i geni in regola", così da poter intraprendere la carriera da lui prescelta.
E sorpresa sorpresa, grazie alla sua intelligenza, Vincent alla fine ci riesce, nonostante non abbia il corredo genetico giusto e anzi, avendo un'alta possibilità di sviluppare una malattia cardiopatica (ma essendo poi, di fatto, sano come un pesce), non avrebbe potuto aspirare a nessun lavoro più importante di quello dello spazzino.



Tanto tempo fa girava, tra i latini e tra quella vecchia volpe di Boccaccio, un detto: homo faber fortunae suae. Ecco, questo film me lo ha ricordato tantissimo (ehi cara prof di latino, sii fiera di me!).
Ora vi spiego.

Anche se è calato in uno scenario agghiacciante, caratterizzato dalla discriminazione in base a "come sei fatto" e non in base a quello che fai, questo film ci mostra un ragazzo che non doveva contare un soldo di cacio, ma che, con umiltà, forza di volontà e tanta tanta determinazione, riesce ad arrivare più lontano di quanto nessuno avrebbe mai potuto immaginare. 
Al di là del rigido e freddo ammonimento che ci viene mostrato nella visione del futuro, quindi, il messaggio che il film trasmette è molto positivo. È un inno a quella scintilla indescrivibile e inafferrabile del genio umano, a quel guizzo di ingegno proprio di chi sa fronteggiare le avversità.

Se poi per strada il nostro soldo di cacio trova anche una belloccia come Uma Thurman con cui mettersi insieme...





Concludendo, Gattaca non è certamente un film spettacolare e breathtaking alla Blade Runner (che diciamolo, ha fatto veramente epoca): gli effetti speciali sono praticamente inesistenti e non c'è nessun replicante a pronunciare parole rimaste celebri in secola seculorum; l'ambientazione non è ipertrofica e rievocante il noir, ma asettica e minimale nella studiata costruzione geometrica delle inquadrature, in sottile equilibrio tra linee fantascientifiche e tinte seppia retro.
Tuttavia, questa esaltazione del genio umano, questo principio di autodeterminazione e questo atteggiamento di fiducia nelle capacità dell'individuo rendono il film decisamente fuori dal comune, e, per questo, super consigliato! :)


Postilla: le immagini usate in questo post non mi appartengono. 
Non voglio appropriarmi del lavoro di nessuno, perciò per qualunque problema non esitare a contattarmi!


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