giovedì 19 settembre 2013

Venice Queen

Come i Fedelissimi che mi seguono anche su Facebook e Instagram molto probabilmente già avranno intuito, sono fuggita due giorni nella bella Venezia questo weekend, giusto giusto per farmi infamare dai miei compagni di classe, che invece erano a scuola col capo chino sui libri.
Se qualcuno di voi mi legge, so che me ne avete dette tante, ma ego vos absolvo!

È stata una tre giorni piena di quadri e opere e foto, ma anche piena di "scusi, da che parte per...?" e di "guarda che bellezza questo scorcio", delle infinite camminate perché continuavo a perdermi e delle mille e mille foto ad ogni singolo ponte.


Ma insomma, via, andiamo con ordine.
Fatto sta che, essendomi stata offerta la possibilità di essere ospitata in un appartamento in centro, dovevo, per forza di cose, fare forca un paio di giorni a scuola (zan zan zan!). Quindi la mattina di venerdì mi sono alzata alla buon'ora, e fresca fresca di Vogue Fashion's Night Out mi sono catapultata fuori dal letto, diretta alle varie stazioni del caso.
Una volta raggiunta la mia Final Destination (ero giusto dietro al Peggy Guggenheim Museum... presente?), mi sono data una rinfrescata e sono partita alla volta dei cosiddetti "Giardini". Che poi, a parte il fatto che io non avevo la benché minima idea di dove fossero, non avevo, soprattutto, idea DI CHE LABIRINTO ALLUCINANTE FOSSE VENEZIA. 
Ché vi assicuro, non si gira nemmeno con la cartina, a meno che ad ogni incrocio non abbiate la fortuna di beccare qualche italofono che sappia dirvi come raccapezzarvi.


E veniamo ora all'arte. 
Premettendo che era la mia prima primissima Biennale, e la mia prima primissima esperienza di arte contemporanea veramente contemporanea, diciamo che sono stata leggermente shoccata. Uno va là, aspettandosi il solito quadretto, e invece no: installazioni, video, cartoni animati, performances live e chi più ne ha più ne metta. Si esce dagli ambienti espositivi elettrizzati, entusiasmati, affascinati, e (entro un certo limite) quasi per niente stanchi.

Ma la domanda è: dopo tutto questo thrill, come faccio a tornare a studiare gli Impressionisti, a scuola?


Tema principale di quest'anno è il Sapere Enciclopedico: ovvero, la tendenza umana a conoscere tutto quanto sia possibile conoscere. Dato che, però, questo tentativo si trasforma costantemente in una serie di insuccessi, ecco che anche il fallimento stesso diventa oggetto di interesse.
All'interno del padiglione principale, che è quello che meglio porta avanti il tema assegnato, si trovano infatti collezioni e raccolte messe insieme in base ai parametri più stravaganti e personali. Sebbene la tendenza a imprimere nell'opera un'impronta di ferreo ordine logico sia una costane, di fatto la mostra è il regno del caos.
Cosa non perdere assolutamente nel padiglione centrale:


I quadri di Maria Lassnig (Austria)

Questi mari in tempesta del cui artista non ho, ahimè, immortalato il nome!
Le sculture di Shinichi Sawada (all'Arsenale!)
La "città fantasma" di Pawel Althamer

Tra i best dei padiglioni internazionali invece consiglio il padiglione Belga, quello Statunitense, e, ultimo ma non ultimo, quello Israeliano, che mi ha inquietato talmente tanto da mettermi quasi paura.



Padiglione israeliano

Padiglione statunitense

Sfortunatamente non sono riuscita a vedere ogni cosa (come sempre), ma, già che la Biennale non finisce prima di Novembre, quasi quasi un saltino ce lo rifarei anche :)



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