giovedì 12 settembre 2013

Che poi...

Che poi ieri era il primo giorno di scuola, e cara la mia prof, prima di dire che "non voglio mettere ansia a nessuno a parlar d'esame il primo giorno", ti prego, stai zitta!

Che poi non so se era il caso di far cominciare la scuola proprio il giorno dell'attentato alle Torri Gemelle. 

Che poi quelli più piccoli ora sembrano davvero molto piccoli e il grande "mare" che mi appariva il liceo anni fa ora mi sembra solo un "piccolo stagno chiuso".

Che poi è come se fosse l'altro ieri che avevo 14 anni e misi piede per la prima volta in quell'istituto con la camicina bianca di lino perché "il primo giorno bisogna andare vestite sempre per benino", o quando andavo a scuola col basco rosso perché ero appena tornata da Parigi.

E come se non bastasse la voglia di ibernarsi per far passare velocemente quest'anno e catapultarmi all'università, devo anche fare un esame che mi darà il tormento fino a giugno inoltrato?

Ma stiamo scherzando?

Collage di foto sui libri dello scorso anno


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4 commenti:

  1. Ho appena finito il mio primo anno di università e, devo dirlo, ho un vago ricordo dell'ultimo primo giorno di scuola. Ricordo bene, però, il sudore freddo ogni volta che qualche professore nominava l'esame.
    "All'esame saranno impietosi, non vi faranno passare una virgola, sviscereranno tutto il programma da cima a fondo per mettervi in difficoltà." Ho passato un anno così.
    Poi è arrivato giugno: tema, seconda prova, terza prova. Alla seconda prova il professore di matematica passava tra i banchi con il grafico del problema, alla terza prova la professoressa di storia e filosofia, esterna, si avvicina al mio banco per dirmi le risposte alle domande di storia.
    Il giorno dell'orale, il 4 luglio, avevo un'ansia che non so neanche descrivere. Chi mi ha visto sa in che stato pietoso ero. Poi sono entrata, ho parlato della tesina, mi sono state fatte le domande da ogni membro della commissione, sono un po' andata nel pallone con matematica e fisica, come a ogni interrogazione nel corso degli ultimi tre anni. Sono uscita dall'aula, sono tornata a casa e ho realizzato che per il giorno dopo non avrei dovuto fare NIENTE. Che sensazione meravigliosa :D
    Ma la cosa più importante è che, appena finito l'orale, mi sono chiesta: "Tutto qui? Dove sono i mastini? Dov'è la crudeltà? Oh, mi avevate promesso il sangue, ero pronta a combattere! Mi avete illusa!".
    Era tutto lì. Ho insultato mentalmente ogni professore che mi ha parlato dell'esame di maturità come di una prova difficilissima, perché non era difficile. Era relativamente difficile, quello sì, ma si poteva superare e la supererete tutti. Una volta ammessi, fanno di tutto per buttarvi fuori, difficilmente bocciano.
    In sintesi...studia tutto l'anno con regolarità, quello sì, ma non farne una malattia come pretenderebbero i professori. Lasciali parlare, impegnati ed esci il sabato sera per staccare perché è sì un esame, ma l'hanno passato tutti. (:
    Sono stata un po' prolissa, però ci tengo a fare questo discorso a tutti i futuri maturandi perché bisogna sfatare il mito della maturità XD
    Ciao,
    Giulia

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    1. Ciao Giulia, grazie per aver commentato! :)
      Comunque ad essere sincera di questo "gran terrore" ancora non ne sento neanche l'ombra!
      Per ora, e spero che resti così il più a lungo possibile, la maturità mi appare solo come una gran seccatura: è l'ostacolo che mi impedisce di andare all'università, di trasferirmi (forse, e finalmente!), di mettermi veramente alla prova.

      Speriamo passi presto! ;)

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  2. Ahahahah sai ricordo il mio primo ultimo giorno di scuola (così come ricordo il mio primo giorno di università, il primo giorno dell'ultimo anno di università e l'ultimo giorno dell'ultimo anno di università...ahahahaha) e credo sia cosa comune parlare dell'esame di stato 30 secondi dopo aver posato il sedere sulle sedie!
    Niente ansia, niente panico, niente insofferenza. La quinta è un anno che ti devi godere e poi vedrai, l'università sarà stupenda!

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